Opere
Mario Tozzi
Biografia
Correnti Artistiche
Analisi di Mercato
 Mario Tozzi nasce Fossombrone il 30 ottobre del 1895, ma alla età di cinque anni si trasferisce con la famiglia a Suna, che è una località piemontese sulla riva del Lago Maggiore, dove il padre esercita la professione di medico condotto. Viene avviato dal padre verso gli studi di chimica che abbandona nel 1913 per iscriversi all'Accademia di Belle Arti di Bologna dove conosce Morandi e Licini. Si diploma nel 1915 e viene mandato in guerra. Esce vivo dalla guerra ma perde due suoi fratelli. Nel 1919 viene congedato, si trasferisce a Parigi, che allora era punto di approdo degli artisti europei, e fa la conoscenza con altri artisti italiani, Campigli, de Chirico, De Pisis ed altri con i quali fonda il "Gruppo dei sette". Espone giovanissimo, nel 1920, al Salon d'Automne  ed al Salon des Tuileries dove viene subito notato dalla critica. Mario Tozzi incomincia così una frenetica attività espositiva fino al 1935 .Nelle opere di questo periodo Mario Tozzi  reinterpreta i soggetti classici secondo un equilibrio ed un ordine intellettuale moderno, dove cioè non è l'occhio a dare significato alle immagini ma il pensiero. Mario Tozzi opera quindi un'evoluzione della stagione artistica del primo Novecento senza farla coincidere con la tradizione classica. Infatti i soggetti preferiti di Mario Tozzi sono, classicamente, le figure e le nature morte, ma sia le figure che le nature morte sono un insieme di elementi geometrici solidi, la sfera, il cilindro, il cono, etc. I corpi sono elementari, essenziali nelle linee e nei particolari, possenti, statuari, composti da solidi appena modellati, mentre le nature morte sono una celebrazione della geometria euclidea come le brocche, le ciotole, i fiaschi che sono paradigmi di volumetria e di rigore geometrico. Le composizioni di Mario Tozzi risentono del Cubismo per certi tagli, della Metafisica per certi inserimenti architettonici e dell'Astrattismo per l'inserimento di figure geometriche. Nell'esecuzione delle opere Mario Tozzi  preferisce il chiaroscuro per esaltare la volumetria delle figure e come medium un impasto denso di pigmenti e collante. Nel 1936 Mario Tozzi rientra in Italia e si stabilisce a Roma eseguendo una serie di affreschi sia a Roma che a Milano. Ma incomincia ad avere problemi di salute che si acuiranno ben presto fino a che è costretto a interrompere l'attività. Si riprende sul finire degli anni '50 e nel 1960 si trasferisce nuovamente a Suna nella casa della sua infanzia. Qui Mario Tozzi riprende a dipingere creando il ciclo detto di Suna da questa località di residenza. Egli riprende gli stessi motivi del periodo parigino, però in questo caso Mario Tozzi esegue delle figure stilizzate: i volti, generalmente di fanciulle, sono un ovale, gli occhi due incisioni allungate, il naso un rettangolo, la bocca una piccola fessura, il collo allungato, i seni due semisfere,  i capelli che finiscono sulla nuca in una treccia o in una coda di cavallo. Lo sfondo dell'opera è coperto da un impasto bianco grumoso non compatto e su questo sfondo Mario Tozzi  vi esegue spesso delle silhouettes e sempre delle figure geometriche. Il colore è terroso, come fatto di terre e collante. Nella sua carriera Mario Tozzi ha partecipato alle Biannali di Venezia del 1938, 1942, 1948, 1952, 1954. Sue opere sono nei più importati musei pubblici e collezioni private europee.  Nel 1971 Mario Tozzi ritorna a Parigi per stare vicino alla figlia, e l'8 settembre del 1979 muore nella sua casa di St. Jean du Gard.
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