Opere
Lucio Fontana
Biografia
Correnti Artistiche
Analisi di Mercato
Lucio Fontana comincia l'attività artistica nel 1921 lavorando nell'officina di scultura del padre e del collega e amico del padre Giovanni Scarabelli. Diventa poi seguace di Adolfo Wildt. Sin dal 1949, infrangendo la tela con buchi e tagli, egli supera la distinzione tradizionale tra pittura e scultura. Lo spazio cessa di essere oggetto di rappresentazione secondo le regole convenzionali della prospettiva. La superficie stessa della tela, interrompendosi in rilievi e rientranze, entra in rapporto diretto con lo spazio e la luce reali. Alla fine degli anni quaranta, collabora con la Fontana Arte alla realizzazione di basi in ceramica per tavoli e tavolini (su disegno dell'architetto Roberto Menghi), e con la ditta Borsani. Lucio Fontana nasce da una relazione fra Lucia Bottini, figlia dell’incisore svizzero Jean e che poi sposerà Juan Pablo Maroni, e il padre Luigi che terrà con sé il figlio e sposerà successivamente Anita Campiglio, considerata sempre da Fontana come una vera mamma. La famiglia Fontana era abbastanza agiata, quindi il giovane Lucio viene mandato in Italia a studiare prima in importanti collegi e poi all’Istituto tecnico Carlo Cattaneo e al liceo artistico di Brera. Nel 1917 si arruola volontario nell’esercito. Nel 1921, ottenuto il diploma di perito edile fa ritorno in Argentina. Nel 1924 dopo aver lavorato con il padre apre il suo studio a Rosario abbandonando lo stile realistico del padre e guardando invece i modi cubisti di Aleksandr Archipenko come in Nudo (1926) e in La mujer y la balde (1927). Nella prima opera si notano influenze di Archipenko e del secessionismo, mentre nella seconda opera si nota la lezione di Aristide Maillol. Nel 1927 torna a Milano e si iscrive all’Accademia di Brera e si diploma nel 1930. Subisce l'influenza del suo professore Adolfo Wildt. Dirà nel 1963 “Avevo per guida un grande maestro: Wildt, ero considerato l’allievo migliore del corso. E Wildt, anzi, mi aveva espresso più volte che io diventassi continuatore della sua arte. Invece, appena uscito dall’Accademia, ho preso una massa di gesso, le ho dato una struttura approssimativamente figurativa di un uomo seduto e le ho gettato addosso del catrame. Così, per una reazione violenta. Wildt si è lamentato, e cosa potevo dirgli? Avevo una grande stima di lui, gli ero riconoscente, ma a me interessava trovare una nuova strada, una strada che fosse tutta mia. È nata così una delle opere più importanti del primo periodo di Fontana: L’uomo nero (1930- oggi perduta). Ricordando opere di Archipenko e Zadkine cerca un ritorno alle origini della forma. Il catrame nero e la massa quasi informe, sono in contrasto con il recupero delle forme romane ed etrusche di Arturo Martini e Marino Marini. Insieme a Renato Birolli e Aligi Sassu ritiene l’espressionismo una alternativa alla moda del Novecento come in Campione olimpico (o Campione in attesa) (1932). Realizza anche numerose ceramiche dai colori accesi. Conosce le avanguardie architettoniche milanesi: Figini e Pollini e il gruppo BBPR cioè: Belgioioso, Banfi, Peressutti, Rogers. Ha acquisito la lezione di Le Corbusier. La vicinanza all’architettura è visibile chiaramente nel monumento a Giuseppe Grandi (Il grande scultore della "Scapigliatura" lombarda) purtroppo mai realizzato (1931) e progettato insieme con il cugino architetto Bruno Fontana e l’ingegnere Alcide Rizzardi. Il progetto prevede un cono rovesciato e dei cristalli. Si nota la derivazione dalle opere costruttiviste e razionaliste: vedi Melnikov (Faro di Colombo 1929) e Tatlin (monumento alla III Internazionale). Negli anni trenta Lucio Fontana è sempre in bilico tra figurazione espressionista e rarefazione della forma e bidimensionalità. Vedi Il fiocinatore (1934) o Scultura astratta (1934).
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